.

Blog da Flumini (a 4 miglia da Quartu) >editorialepuntoacapo@tiscali.it >cell (+39) 3401469113
MIE RICETTE
post pubblicato in diario, il 24 settembre 2011


 

Sa Fregula Sarda Vegetariana

 

Per quattro persone

 

Ingredienti:

 

Ø      una base di soffritto con una cipolla, due carote, una patata, uno spicchio d’aglio, una puntina di peperoncino (se piace), un pomodoro bello rosso, un cucchiaio bello pieno di passata di pomodoro, un cucchiaino di concentrato di pomodoro. Un trito di prezzemolo per decorare.

Ø      210 grammi di fregula sarda media

Ø      un litro di brodo vegetale.

Importante! evitate di usare il brodo di dado. Ma, se proprio dovete, utilizzate un dado kasher. Sarete certi di non trovarci dentro sorprese al lardello di porco…

Ø      due cucchiai d’olio extravergine d’oliva

 

Utensili:

 

> una padella antiaderente tanto grande da accogliere tutti gli ingredienti

Ø      una pentola dove farete bollire il brodo e la fregula

Ø      un tagliere

Ø      un coltello da verdure

Ø      uno sbuccia patate

Ø      l’aceto necessario a pulire le verdure

Ø      una bacinella grande

 

 

Pulite le verdure, e mettetele a bagno nella bacinella per almeno un minuto in acqua e aceto. Il bagno serve ad allontanare dalle verdure quegli insetti che metterebbero in pericolo il lato vegetariano della ricetta…

Sciacquate le verdure, e poi tritate bene la cipolla e le carote. Mettete cipolla e carote nella padella con l’olio d’oliva, lo spicchio d’aglio che poi toglierete, la punta di peperoncino, e fate rosolare. Quando la cipolla comincia appena a velarsi, togliete l’aglio e mettete la patata che avrete tagliuzzata a tocchi piccoli, e subito dopo il pomodoro ridotto a dadi minuscoli, la passata di pomodoro e il doppio concentrato. Regolate il fuoco. Fate cuocere bene, facendo attenzione a non far annerire nulla. Intanto, mettete sul fornello il brodo vegetale. Quando questo bolle, coceteci dentro la fregula per il tempo indicato. Di solito, bastano dieci minuti.

Controllate quel che cuoce in padella: la patata deve risultare cotta ma ancora ben salda. Quando la fregula è cotta, rialzate il fuoco sotto la padella, versateci dentro il brodo e la fregula. Girate bene il tutto per un minuto a fuoco alto.

Importante! non usate sale, né per il condimento né per il brodo di dado.

Le verdure vanno bene così, e il dado è già salato di suo.

Ora spegnete, e decorate Sa Fregula Sarda Vegetariana con il trito di prezzemolo.

 

Subito in tavola e Buon Appetito!

 

 

p.s.: con le dovute attenzioni, questo piatto può essere kasherizzato…

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. cucina Il Padrone sono me!

permalink | inviato da Tore Pirino il 24/9/2011 alle 17:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
storia personalissima.....
post pubblicato in Sa Domu Arrubia, il 24 settembre 2011


Sa Domu Arrubia

Parlare di politica significa parlare della vita d’uomini e di donne vere e reali. Odio le astrazioni dei politologi, che partono sempre da freddi numeri. Dai dati economici. Da elucubrazioni freddissime. Lo so: la cosa suona strana, detta da un vecchio socialista. Da uno che dovrebbe mangiare Marx e numeri. Ma, qui lo confesso, io non sono mai stato un marxista. Meno che mai un marxiano. Das Kapital, è vero, l’ho leggiucchiato. Mai capito e mai digerito. Almeno in questo, però, credo d’avere per compagni la stragrande parte dei marxisti (immaginari) italiani. Compresi quelli che nel post ’68 mi stacciavano le palle con il loro “marxleninmaopensiero”. Pensiero politico che ho sempre vissuto come il nulla sottovuoto spinto. Essì: sono di quella generazione che ha visto interi partiti marciare impavidi e colorati dietro il libretto del simpatico signorotto cinese. Il nulla spinto dicevo, e confermo. ‘Il Capitale’, l’ho appena sfiorato in qualche esame malamente dato all’Università, corso in Economia e Commercio. Almeno, fino a quando la stessa Facoltà non mi ha accompagnato alla porta. Spedendomi fuori dalla Comune a calcioni.

Sempre stato uno studente svogliato, io. Lettore furioso, si. A faticare sui libri di scuola, non mi ci sono mai messo.
Tanto per chiudere il capitolo Karl Marx, il mio interesse per il pensiero del massimo ideologo sociale è morto dopo la lettura d’alcuni testi marxisti di storia delle religioni. Divertenti trattati, in cui si tenta di utilizzare come metro dell’esistenza di D*o, la lotta di classe… Usare Marchionne come prova della non-esistenza di qualsiasi divinità in cielo, mi pare troppo.
Allora, se non sono marxista, che Socialista sono? Credo, un Socialista utopista. Certo, un Socialista confuso. In me si agitano un’anima sardista (e, temo, indipendentista), un’anima laburista, un’anima compassionevole verso le disgrazie del Mondo. Lo so: non sono stato chiaro. Forse, per spiegarmi meglio, vi devo raccontare il mio percorso politico. Senza volere dare lezioni a nessuno. Senza volervi annoiare. Giusto per avviare un discorso su che cosa è poi, oggi, la Sinistra. Parte politica in cui mi rispecchio completamente. Cioè: mi ci rispecchierei, se ci fosse lo specchio. La Sinistra.
 
A diciotto anni, ero un nulla politico. Mio padre, vecchio amico di Cossiga, era invece un democristo di quelli buoni. Io, schiacciato da lui, mi dicevo diccì. Leggevo persino ‘Il Popolo’, quotidiano edito a piazza del Gesù. Insomma: ero un soggetto… Ma leggi qui, leggi là, cominciai a capire alcune cose. A ragionare. Ad approfondire. Spinto poi dalla mia vecchia passione per le cose ebraiche e per Israele, imparai a leggere tra le righe di certe notizie. E i democristi, scoprii con un certo orrore, non erano davvero grandi amici dello Stato Ebraico. Complici poi alcuni libretti di cultura politica socialdemocratica, m’innamorai profondamente del Socialismo saragattiano. Un Socialismo laico, libertario, non marxista. Giuseppe Saragat era uno strano tipo. D’origine sarda ma nato in Piemonte, nascondeva in un solo corpaccione le qualità e i difetti dei due popoli. Chiuso. Severo. Oratore raffinato. Colto di una cultura spaventosa. L’unico socialista ad aver letto tutto Marx. In tedesco. Fortunatamente, pur essendosi immerso nelle faticose pagine dell’economista comunista, ne era emerso sano e socialista. E con un bel disprezzo per i comunisti e il comunismo.  Ecco, io mi sentivo così. A diciannove anni, salite le scale della piccola sezione socialdemocratica cagliaritana, in Via Satta, due passi da casa mia, m’iscrissi allo PSDI. Pagando così la mia prima tessera di partito.
Piccolo inciso: io ho sempre pagato le tante tessere che ho avuto in vita mia. E quando un politico, nel quale poi mi riconoscevo perfettamente, osò pagare il mio tagliando, m’incazzai di brutto. Costrinsi il segretario della sezione a restituire all’onorevole i suoi soldi, e ad accettare i miei sudatissimi soldini…
Sono un fesso, lo so. E fin da piccolo.
 
Comunque, eccomi entrare in politica. E a quei compagnucci pieni di susseguo che sorrideranno della mia scelta socialdemocratica, dico che il PSDI saragattiano fu per molti anni un gran partito socialista. Retto, almeno per quanto potessi spaziare io, con vero spirito socialista. I compagni erano Compagni. Il segretario di sezione, era il Compagno Segretario. E, soprattutto, io ho avuto la fortuna di frequentare la socialdemocrazia negli anni in cui il Partito era una vera palestra politica. Noi giovanissimi, che poi eravamo davvero pochini pochini, eravamo seguiti con rispetto e con amore dai compagni e dalle compagne. Gente che aveva sentito sulle proprie spalle i dolori dell’antifascismo, e delle prime lotte operaie. Noi, si discuteva. Si leggeva. Si faceva lotta politica. E io mi sentivo socialista al cento per cento. Tanto che, la moda Sinistra era quella, mi vestivo solo in jeans e eskimo. Non era un travestimento, ma non mi evitava qualche problema in Università. Dove, i colleghi, pur volendomi bene, non potevano non ricordarmi che noi socialdemocratici eravamo, in effetti, dei “socialfascisti”. Un simpatico termine, inventato da quel simpaticone di Togliatti. Lo stesso che aveva definito chi lasciava il suo PCI di guerra, “cimici”. L’essere chiamato ‘socialfascista’ era irritante. Ma, pure, pericoloso. I compagnucci, specie quelli miopi, potevano scambiarti per fascista vero. Cosa da evitare. Se si volevano scampare le mazziate dei katanga che ogni tanto si divertivano ad occupare l’Università di Cagliari. Naturalmente, non sempre, noi socialfascisti, le evitavamo. Ma, almeno a me, le botte katanghesi arrivavano leggere. Meno leggere, sono state quelle (poche) prese e date ai fascisti. Che c’erano, eccome. Eppure, e qui so di scandalizzare qualcuno, i rapporti tra tutti noi, fascisti e antifascisti, erano di rispetto. Cioè, ci si mazziava forte, ma come dandoci del Lei. Copiando Giovannino Guareschi, potrei dire che si picchiava l’avversario politico, ma poi si salutava la salma con il capello in mano. Aspettandoci che lo stesso avrebbe fatto lui, al nostro posto. Altri tempi. Davvero.
 
1 (continua)
 
 
 
 
 
Sa Domu Arrubia
post pubblicato in Sa Domu Arrubia, il 23 settembre 2011


MI PIACEREBBE APRIRE QUI, IN QUESTA SEZIONE CHE NON PER NIENTE SI CHIAMA 'ARRUBIA' UNA DISCUSSIONE SU I TEMI DELLA POLITICA.ALTA POLITICA... PER COMINCIARE, VORREI CAPIRE SE HA ANCORA SENSO PARLARE DI SINISTRA DESTRA CENTRO... IO SONO DI SINISTRA. E RIVENDICO SEMPRE LA MIA APPARTENENZA ALL'ALA SINISTRA DEL SOCIALISMO. DICO, RIVEDENDO E CORREGENDO UN DETTO RABBINICO: SEMEL SOCIALISTA, SEMPER SOCIALISTA... QUALCHE VOLTA MI SORPRENDO A CHIEDERE A ME STESSO: "SOCIALISTA?! E CHE SIGNIFICA?" . ECCO: DI QUESTOVORREI COMINCIARE A DISCUTERE. e NON SONO PIU' SICURO D'AVERE I MEZZI PER COMINCIARE E TENERE LA CONVERSAZIONE. MI FIDO DI VOI, CARE COMPAGNE E CARI COMPAGNI..... ALLORA, CHI ALZA LA MANO PER CHIEDERE LA PAROLA

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. POLITICA

permalink | inviato da Tore Pirino il 23/9/2011 alle 12:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
AVVISO AI NAVIGANTI!
post pubblicato in Flash & Flesh, il 15 settembre 2011


Agli Amici e alle Amiche: prima di navigare qui, leggete nella Rubrica Il Padrone sono me! il mio messaggio di  Benvenuto




permalink | inviato da Tore Pirino il 15/9/2011 alle 19:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Gli ebrei? ricchi tutti... e pure un poco rompiscatole!
post pubblicato in Memorie in Brutta Copia, il 14 settembre 2011


La cosa pareva semplicissima: raccogliere in un video delle intervistine ai ragazzi che partecipavano ad un microcorso su come si fa cinema. Il corso lo avevo organizzato in un sgarrupatissimo Istituto Tecnico cagliaritano. Sgarrupato, o derruto, ma sistemato in cima al colle più di questa città. Con vista a 360 gradi sull'intero Golfo. Cioè: la vista era bellissima. Il palazzaccio che accoglieva i ragazzi, meno. Ma molto meno. E dire che fin dal primo giorno, il corso di cinema era iniziato sotto cattivi dei. Intanto, i ragazzi, braccia strappate all'agricoltura, non sembravano gran ché interessati al mio intervento. E si limitavano a guardare di sguincio me, il mio povero assistente, e il loro prof d'italiano e storia (e forse pure geografia) che mi faceva da chaperon. Il bello, o il brutto, che 'sto professore, era ed è, un bravissimo regista (ma vero, lui) di cinema sardo. Molto stimato dalla critica. Ma, è subito stato chiaro, meno stimato dai suoi studentelli. Anzi, tra lui e i suoi, c'era vero e proprio odio. odio dichiarato, poi. E infatti, gli unici interventi del prof erano richiami ruvidissimi... "E spegnete i telefonini!". Giusto. "Sta zitto, tu!". Meno bene. "Zitti tutti, o ricomincia a mettere note sul registreo!!". E qui cominciamo ad andare male. Ma, questo non è niente. Siccome tra lui a la truppa le cose andavano da sempre male, il prof spesso, posso dirlo? dava un poco fuori di testa: "E ricordatevi che IO sono più uomo di tutti quanti voiiiii!". Parole che dette da un signore più o meno della stazza di un Rambo, potevano pure acquistare un loro senso. Ma, siccome arrivavano da un signore piccolo, senza muscoli, e strizzato in antichi abiti sessantottini, stonavano moltissimo. tanto, che il mio povero collaboratore, che vedeva più le faccia da Barabba degli studenti che il visino nobile del professore, s'era subito convinto che l'ex PotOp (o forse, era di Lottacontinua, o di Servireil popolo... ) fosse matto. E che ci avrebbe trascinato nella sua guerra personale con l'universo scolastico. E già si vedeva, il mio povero amico, morto. Accoltellato da uno dei Barabba seduti (seduti? svaccati!) dietro i banchi. Per farla breve: era impossibile tenere il corso. E io e il mio povero amico, eravamo i Re Travicello in questa tempesta. Non mi ricordo da chi arrivò una proposta utile a consegnare almeno qualche metro di filmato alla Scuola. Quel che conta, è che mi trovai a dover girare un qualche documento su quel che i giovanottini sapevano della Shoah in Italia... Debbo dire che arrivai alla prova ampiamente vaccinato. Sapevo benissimo che i nostri eredi, quelli destinati a governare l'Italia dopo di noi (dato e non concesso che l'Italia sopravviva a Berlusconi) niente sanno di Shoah. E pure quei pochi che sanno qualcosa, niente sanno su quel che è stata la persecuzione degli ebrei in Italia. Insomma, mi metto dietro la telecamera con l'animo sgombro di nubi, e sicuro di ascoltare cose incredibili. mai previsione fu più esatta. Il catalogo degli errori e degli orrori viaggiava nei pregiudizi più stupidi e nell'antisemitismo più becero. Del tipo: "Ma gli italiani non hanno mai perseguitato i giudei.. " (sic!)... "Gli ebrei erano milioni!"... "Erano tutti ricchi, gli ebrei. Ci avevano le banche, le industrie, le terre. E si capisce che il DUCE (ndr: lo disse proprio così: a lettere tutte maiuscole) doveva fare qualcosa per proteggere gli italiani" e ci dovrei mettere un altro 'sic!', qui. E poi c'era chi parlava degli ebrei italiani, definendoli: "Stranieri che vivevano da molti anni in Italia". Insomma, che mi fermo, venne fuori un catalogo di ignoranza assoluta. E mica è finita qui. Mentre i suoi allievi sparlavano così bene, dietro di me il prof e regista dava davvero fuori di matto: "Bugiardi! fascisti! delinquenti! io vi ho spiegato tutto, ma tutto! Tu (al giovane mussoliniano) sei il peggiore di tuttiiii!!!!" Un casino assoluto. Io ridevo amaro. Il mio povero assistente, che doveva girare, invece se la faceva sotto. E dopo quel giorno non volle mai più entrare in aula. Un casino. Ma il video, e solo questo video perchè tutto il resto del programma andò a puttane, riuscii a finirlo e a montarlo. E a consegnarlo alla Presidenza dello sgarrupato Istituto Tecnico. Quella poi è l'ultima volta che l'ho visto, povero figlio mio. Il Preside, dopo averlo visionato, immagino con un bell'orrore, l'ha semplicemente seppellito in cassaforte. "Sa, sior Pirino -mi spiegò - le famiglie dei ragazzi non mi hanno firmato l'autorizzazione a riprendere i loro figli..  sa, son cose delicate... sa, la legge sulla privacy... " . So, so tutto, sior Preside... 

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Fascismo Shoah Italia Scuola

permalink | inviato da Tore Pirino il 14/9/2011 alle 18:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
Café Letterario
post pubblicato in Tore Pirino, il 4 gennaio 2011


 La Stroncatura

E va bene: chi scrive è di parte. Dichiarata, poi. Filo Israele tanto da aver fondato, con un gruppo di amici, Chenàbura. Associazione di amicizia sardo-israeliana. Quindi, sarei il meno indicato a stroncare ‘Sposata ad un altro uomo: Israele e la questione palestinese’ di Ghada Karmi. Troppo facile. Troppo semplice. E via, la cosa puzza pure un poco di cattiva fede…
Il problema, invece, è che stroncare questo libro. è davvero troppo facile. Perché parte dalle solite accuse ad Israele dei pallestinesi. Che poi sarebbero i palestinesi quando si mettono a spacciar palle per verità. E la Karmi, pallestinese nata a Gerusalemme, dipinge lo Stato Ebraico come colonizzatore, razzista, incarognito in una pulizia etnica devastante, e via peggiorando.
Un’immagine, questa di un Israele carogna, molto cara pure ad un certo demi-monde giornalistico italiano che ha come portabandiera cronisti immaginifici come Vittorio Arrigoni. Lo ricordate? Massì: è quel bravo cronista che scriveva, seduto in un bar di lusso a Gaza e con in mano un ottimo cocktail, della fame che devasta la Striscia. Territorio occupato dagli israeliani in cui manca tutto, ma proprio tutto. Salvo, naturalmente, i rari e costosi ingredienti del beveraggio di Arrigoni. Poi, prova tu a mostrare ai tuoi lettori le foto di una Gaza stracarica di prodotti, e di merci, e pure del superfluo. Ti dicono che trucchi le foto. Trucco pure quelle tratte dai depliant turistici (!) distribuiti da Hamas per attrarre turisti a Gaza City?
Ecco, vedete: non mi riesce di rimanere serio di fronte a queste palle pallestinesi.. Ma come si può? A Gaza governano gli hamassassini. In Cisgiordania, Al-Fatah. Ed è impossibile stabilire chi tra questi due (s)governi meglio i poveri palestinesi. Niente elezioni. Niente democrazia. Niente leggi, se non quelle stabilite dai ras locali. Giustizia feroce e di parte. Con decine e decine di condanne a morte comminate dai tribunali speciali. Ma la colpa di questi orrori è di Israele. Pardon: dell’Entità Sionista che colonizza i Territori, affama il popolo palestinese, attua una terribile pulizia etnica. Non fanno ridere, i pallestinesi?
In Israele, ci sono libere elezioni. Un governo eletto. Un parlamento che funziona. Giudici tanto liberi ed indipendenti che non temono di condannare i politici che sgarrano. E mi fermo qui, che poi mi accusate di fare propaganda sionista.
Certo, e questa è l’unica cosa su cui sono d’accordo con la Karmi, Israele e palestinesi sono ancora nemici. E la guerra, per Hamas, è solo sospesa. Mi pare non sia necessario svolgere il filo di questa storia. Certo, è un dramma e una tragedia. Coinvolge due popoli. Dura da troppi anni. Come uscirne? Unica ‘soluzione giusta per un conflitto che dura da tanto tempo’, per la scrittrice araba israeliana, è quella di cancellare per sempre l’idea di dar vita a due stati, uno ebraico, l’altro palestinese. E fondare invece ‘un unico stato unitario che assicuri a tutti i suoi cittadini pari diritti, al di là delle religioni professate’. La genialata, in verità non è frutto degli studi intensi della Karmi. È la stessa che da qualche anno viene usata ed abusata dalla propaganda (essì: questa è propaganda) palestinese come soluzione finale al casino mediorientale. Ché, gli hamassassini, si sono detti: visto che le guerre le vince sempre l’Entità Sionista, visto che gli israeliani hanno sconfitto il terrorismo suicida, visto che la violenza e gli attentati non vanno più di moda, proviamo a vincere con la dolcezza. Così, da qualche tempo, ad ogni incontro pro Palestina, c’è sempre quello che tira fuori questa idea straordinaria. Tanto straordinaria, che i pallestinesi vogliono piazzarla in testa a tutti gli occidentali. Questi ‘cesareragazzi’ in sedicesimo, dopo aver sparato la solita salva di palle (Israele razzista, colonizzatore, affamatore, ammazzabambini…) sospirano vergini e santi: “stiamo cercando una soluzione giusta per il conflitto”. Che è quella che ho già detto. Un solo stato, dalla Giordania al mare. Un nuovo stato, libero, indipendente, senza distinzione di religione, giurano. E ri-sospirano, immaginandosi le delizie di questo Stato de-giudeizzato. Eggià: senza ebrei. Perché nelle concioni palestinesi, e nel libro della Karmi, manca sempre questo piccolo inciampo. Per costruire questa stupenda Utopia, bisognerà pure radere al suolo lo Stato d’Israele. E buttare in mare qualche milione di ebrei israeliani. Magari, solo quelli che rifiuteranno di vivere in ‘sto paradiso in terra. Gli altri, invece, quelli che ripudieranno il sionismo, e possibilmente pure l’Ebraismo, potranno vivere in una sorta di Eden. Copia di quello allestito in questi anni nella Striscia di Gaza da Hamas. O in Cisgiordania da Fatah. Certo, basterà che questi felici neocittadini si ricordino che a) tutti gli uomini sono uguali, ma i mussulmani sono meglio. b) la donna vale la metà di un uomo. c) i froci vanno uccisi in nome di Allah. d) la democrazia è un inganno. e) la libertà è un inganno. E mi fermo qui. Perché mi scappa da ridere.
 

Sposata ad un altro uomo. di Ghada Karmi (ed: DeriveApprodi, 2010)




permalink | inviato da Tore Pirino il 4/1/2011 alle 21:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
propaganda hamassassina
post pubblicato in Flash & Flesh, il 25 aprile 2010


Sul sito di 'Repubblica', un vergognoso cartoon di propaganda di Hamas. Con dentro la minaccia, ancora una volta, di restituire Shalit, il soldatino rapito da questi terroristi assassini, fra vent'anni e dentro una bara. Nella pagina dei commenti (grazie, Monica) potete ammirare questo capolavoro di cinismo. Nessun altro commento.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. hamas hamassassini

permalink | inviato da Tore Pirino il 25/4/2010 alle 18:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
DA LEGGERE PRIMA DI CONTINUARE
post pubblicato in il Padrone sono me!, il 25 aprile 2010


AVVISO AI NAVIGANTI:

Ripeto: questo blog è in riavvio. E in fase continua d'aggiustamento e di revisione. Quindi, potrete trovarci una montagna di errori, orrori, manchevolezze. Siate buoni: perdonate gli uni e le altre. Sto lavorando per voi. Meglio: per me. Qui posso dare sfogo al mio assurdo inutile Ego. Assurdo, perché un Medioman non ha diritto a un vero e proprio Ego. Deve accettare di vivere sottotraccia. Che è poi la condizione di tutti gli uomini medi. Inutile, poi, s'to Ego, se oltre ad essere un Medioman, sei un Signor Nessuno... Comunque, siccome sono spinto da questo Ego, riprovo a tirare su il mio bloghettino senza pretese. Pieno di errori, vi avviso, ma giuro che presto, troverete qui un blog più bello e più grande che pria!

Giurin Giuretta...

il vostro Amico Tore (con l'aiuto di Monica)

p.s: con l'aggiunta del Café Letterario

p.p.s.: naturalmente, qui ci scrivo io, e pochi altri Eletti. Chi volesse entrare nel Parnaso Letterario e Comunicativo di Tore Pirino, mi mandi un messaggio all'indirizzo ormai noto.

Salude e Trigu veShalom


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Diari

permalink | inviato da Tore Pirino il 25/4/2010 alle 16:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Come ho scoperto il cinema
post pubblicato in Memorie in Brutta Copia, il 24 aprile 2010


L'anno può essere il '66, o forse il 67. Sono appena arrivato in città da un brutto paesino di montagna. Un cosino da prima media sono. Lungo,grosso,grasso e con un pesante paio d'occhiali sul naso. Un ragazzino scontroso e solitario. I miei, chissà perchè, hanno preso casa all'estrema periferia di Cagliari. Zona Fonsarda, giusto ai limiti del Mandorleto. Tanto periferia, che qui le strade non sono neppure asfaltate. E merdone gigantesche, come non le ho più viste in vita mia,  passeggiano tranquillamente di giorno e di notte sotto i palazzoni altissimi. L'unico vantaggio di questa scelta, almeno per me, è che a pochi chilometri da noi vive la famiglia di mio zio carabiniere. E con lui, vive un mio cuginetto omonimo e coetaneo. Così, ogni tanto, con la scusa di andare a trovare i parenti, riesco a tirar fuori dal borsellino di mamma un cinquantino. Cinquanta lire che dovrebbero servire a pagarmi il passaggio sul trenino che da Cagliari va fino a Pirri. Un trenino. A dirlo oggi, pare una bugia. Eppure, quarant'anni fa i trasporti nella capitale erano dominio di fumanti trenini. Con cinquanta lire, costo di un biglietto, arrivi fino al Poetto. O a Monserrato, se hai voglia di esotico. Insomma: viaggi per davvero. Ché, ogni trasporto dura lunghissime mezz'ore. Mica come oggi, che non hai tempo di sederti che sei già arrivato. Io, comunque, scopro che con lo stesso carico d'oro, le monete sono ancora convertibili nel loro equivalente in metallo prezioso, posso entrare in uno dei tre cinema di Pirri. Dire cinema, forse è già un'esagerazione. I tempi d'oro del trio Centrale-Iride-Impero, sono passati da un bel pezzo. E i locali, da dignitosi seconda visione, si sono trasformati in molto meno dignitosi pidocchietti a sa sarda. Qui, comunque, il piccolo paesano triste y solitario, scopre il grande cinema. Diverso da quello visto e subito nel freddissimo paesello di montagna. In montagna, le immagini in movimento erano un monopolio ecclesiastico. Quindi, il calendario era scandito dalla visione obbligata di 'Marcellino Pane e Vino', 'La Tunica', e varie e orripillanti biografie di santi e santini. Ma, a Pirri, scopro il vero Cinema.  Western senza nome. Gangster story di cui mi oggi mi ricordo pochissimo. Amore. Passioni. E pure il sesso. E' a Pirri che vedo 'Helga'. Cineballa alla tedesca che, con la pruriginosa scusa di insegnare il sesso ai poppanti, fa vedere l'invisibile. E non sono l'unico ragazzino che scopre, grazie ai sessuologhi teutonici, "da dove escono i bambini!" come mi rivela entusiasta un compagno di scuola. Come ci entrano, lo scopriremo più avanti... Comunque, dopo aver convinto mia madre a sganciarmi il cinquantino, debbo scegliere se spenderlo per prendere il trenino che mi porterà a Pirri, sotto casa del cugino. Oppure, preferendo allla compagnia del cugino quella dei cinefili pirresi, arrivare con le cinquantalire in mano alla cassa di uno dei tre Sesami. Naturalmente, la seconda scelta, mi obbliga a percorrere la strada fino al pidocchietto, francescanamente a piedi. Saranno solo tre chilometri, ma sono duri. Da casa mia fino a Pirri, è tutta campagna.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. cinema memorie

permalink | inviato da Tore Pirino il 24/4/2010 alle 15:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ciao Triny
post pubblicato in diario, il 3 settembre 2009


Ciao, gattina. Ciao Triny. Spero che oggi, dopo questo lungo duro brutto anno, tu sia di nuovo felice. Spero che tu, oggi, abbia ritrovato la gioia di vivere. La forza. Il tuo bellissimo mantello a tre colori. La tua curiosità. Ci hai lasciato dopo quasi diciasette anni di vita in comune. Anni belli. Qualche volta bellissimi. Anni brutti. Qualche volta bruttissimi. Ma, ora, tu stai di certo riprendendoti dal lungo viaggio che ti ha portato lontano dai tuoi amici umani. Allora, riposati, gattina. Ti abbiamo voluto tutti molto bene. Anzi, te ne vogliamo ancora tanto. Un bacio dal tuo padroncino che non riesce a scriverti altro. Sai, pure gli umani grandi e grossi come il tuo amico, qualche volta, piangono. 

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. triny

permalink | inviato da Tore Pirino il 3/9/2009 alle 18:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Sfoglia gennaio       
calendario
adv